La storia del Patek Philippe 3940
Alcuni abbinamenti sono così scontati che sembra non possa essere altrimenti. Prendete, ad esempio, la Ferrari e il rosso; o, visto che parliamo di orologi, Patek Philippe e i calendari perpetui. Universalmente considerato come una delle complicazioni più difficili da assemblare, il calendario meccanico in grado di indicare mesi di diversa durata e anni bisestili è infatti una delle specialità della Maison. Ma qual è il più importante calendario perpetuo di Patek?

Qualcuno potrebbe dire che è il 97975, un orologio creato nel 1925 ri-incassando un calendario perpetuo da tasca rimasto invenduto per due decenni, che è universalmente riconosciuto come il primo calendario perpetuo da polso nella storia. Qualcun altro, invece, potrebbe schierarsi dalla parte della referenza 1526: introdotta nel 1940, è stata il primo calendario perpetuo da polso prodotto in serie. Le due opinioni sono assolutamente valide, dal momento che entrambi gli orologi sono stati punti di svolta epocali nella storia dell’orologeria. Oggi, tuttavia, vorremmo proporvi un punto di vista diverso sulla questione, facendo un salto in avanti fino al 1985 per incontrare un uomo deciso a lasciare la sua impronta in quella stessa storia.


Terza generazione della famiglia Stern, Philippe Stern venne nominato presidente di Patek Philippe nel 1977. Dire che prese le redini della Maison in tempi difficili sarebbe un eufemismo: il settore stava ancora vacillando per la crisi del quarzo, e giorno dopo giorno marchi storici scomparivano. Anche giganti del calibro di Patek non se la passavano bene, e la loro lunghissima storia era in pericolo. Philippe Stern, tuttavia, aveva le idee molto chiare – e nessuna intenzione di scendere a compromessi.

Pochi anni dopo la sua elezione a presidente, introdusse una selezione di nuove referenze che riuscirono nel compito (arduo) di perpetuare la tradizione secolare dell’azienda, proiettandola al contempo verso il futuro. Tutti quei modelli sono oggi considerati delle icone, ma uno in particolare spicca per la portata della sua innovatività: stiamo parlando del 3940, la referenza che si fece carico di continuare l’eredità dei calendari perpetui Patek Philippe.
Ma cosa lo rende un orologio così importante, potreste chiedere? Proviamo a capirlo punto per punto. Innanzitutto, il 3940 era un orologio completamente nuovo. Il design della cassa, il layout del quadrante e il movimento erano tutte novità per Patel Philippe. In netta rottura con le precedenti referenze 3448 e 3450, la cassa era sinuosa, e le anse curve si integravano perfettamente con le sue forme. Lo spessore totale era di soli 8,5mm, grazie al nuovo calibro 240Q, un movimento automatico con micro-rotore decentrato disegnato per essere prima di tutto sottile.


Il quadrante era qualcosa di mai visto prima: fino a quel momento, i cinque calendari perpetui prodotti da Patek avevano condiviso il medesimo layout minimalista, con fasi lunari e datario a ore sei e finestrelle per il giorno e il mese a ore dodici. La massima rivoluzione in quasi mezzo secolo era stato l’indicatore dell’anno bisestile, introdotto sul 3450 nella forma di una piccola apertura a ore 4. Il 3940, invece, portò con sé un quadrante molto più affollato – ma perfettamente bilanciato: il giorno e il mese non erano più confinati nelle finestrelle, ma occupavano contatori tondi posti rispettivamente a ore nove e ore tre. Il contatore di sinistra indicava anche le 24 ore, mentre quello di destra integrava l’indicazione dell’anno bisestile.
La referenza venne presentata al pubblico nel 1985; per coincidenza, nello stesso anno ricorreva anche il 225esimo anniversario di Beyer, il più vecchio concessionario Patek nonché la più antica gioielleria ancora in attività. Philippe Stern, amico di vecchia data di Theodore Beyer, scelse allora di produrre una pre-serie di venticinque pezzi, numerati individualmente, venduti in esclusiva tramite Beyer e arricchiti da un’incisione commemorativa sul fondello. Gli orologi hanno movimenti con seriale consecutivo (da 770.001 a 770.025); gli esemplari da 1 a 15 hanno quadrante tedesco, i restanti 10 invece inglese.
Dopo l’edizione limitata Beyer, arrivò la prima serie vera e propria. Gli orologi che ne fanno parte sono facilmente identificabili dal quadrante: i contatori a ore tre e nove sono ribassati, separati dal quadrante da un netto scalino. Il quadrante è nella maggior parte dei casi argentato, ma esistono esemplari con quadrante “doré” in tutto e per tutto simili a quelli Beyer – ad eccezione, ovviamente, del numero di edizione. Prodotta per soli tre anni, dall’85 all’87, la prima serie è di gran lunga la più rara: i numeri di produzione sono stimati in 1200/1330 pezzi divisi tra oro giallo (la maggioranza assoluta), oro bianco e platino (un esemplare noto per metallo).



Dopo la prima serie venne, naturalmente, la seconda. Prodotta tra il 1987 e il 1995, è quella in cui il 3940 assume l’aspetto che più ci è familiare. La differenza principale risiede nei contatori di giorno e mese, che sono ancora ribassati, ma raccordati da un anello inclinato anziché dallo spigolo vivo. La produzione totale si attesta attorno alle 3500 unità, di nuovo in tutti i metalli preziosi ad eccezione dell’oro rosa.

La terza e ultima serie del 3940 mostra variazioni minime rispetto alla precedente; la differenza maggiore, e la più facile da notare, è l’introduzione dell’oro rosa tra i materiali disponibili – dunque, se vedete un 3940R potete affermare con certezza che si tratta di un esemplare terza serie. Questa terza versione venne prodotta dal 1995 al 2007, portando il 3940 a fine produzione dopo circa 2200 pezzi (per un totale complessivo di 6900/7000 pezzi per le tre serie).



L’atto conclusivo del Patek Philippe 3940 non fu, tuttavia, la terza serie di cui abbiamo appena parlato: in modo molto poetico, la referenza nata con un’edizione limitata venne anche congedata con una serie speciale, assemblata nel 2014 con casse di giacenza e nuovi quadranti in occasione della “Saatchi Exhibition” a Londra. Ancora una volta, i materiali erano l’oro giallo, con quadrante marrone, l’oro bianco, con quadrante rosa, e il platino, con quadrante blu. L’oro rosa non era disponibile.
La rilevanza storica di questa referenza è impossibile da ignorare: insieme al cronografo perpetuo 3970 – anch’esso introdotto nel 1985 – al 3940 è riconosciuto il merito di aver trainato la rinascita di Patek Philippe; il suo design rivoluzionario regge così bene alla prova del tempo che, dopo quasi quattro decenni, rimane a catalogo sostanzialmente immutato nella forma della referenza 5327 – la “terza generazione” del modello, che ha rimpiazzato il 5140. Lo stesso Philippe Stern, il visionario che da solo è riuscito a salvare Patek e proiettarla verso il futuro, considera il 3940 la sua miglior creazione – o almeno così sembrerebbe dalla sua scelta di indossarne uno come “daily watch”.


Il mercato ha impiegato abbastanza tempo per accorgersi di quanto speciale sia in effetti il 3940. I prezzi, che negli ultimi due anni stanno salendo, sono a nostro parere ancora lontani dal reale valore della referenza – un valore che, lo ripetiamo, non dipende solo dalla sua assoluta qualità intrinseca, ma anche e soprattutto dall’enorme rilevanza storica. È ancora il momento giusto per mettersi a caccia di un 3940, e se voleste aggiungere la vostra collezione includendone uno, siamo felici di aiutarvi: il meraviglioso terza serie in oro giallo presentato in questo articolo è attualmente disponibile, e voi potreste essere i suoi prossimi custodi…